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Works by Baltasar Gracián

How to Use Your Enemies (2015) 312 copies, 10 reviews
El criticón (1657) 282 copies, 7 reviews
A Pocket Mirror for Heroes (1995) 108 copies
El discreto (1981) 31 copies, 1 review
Le Héros (1981) 25 copies
Agudeza y arte de ingenio (1974) — Author — 21 copies
El héroe. El discreto (1986) 19 copies
Obras completas (2001) 14 copies, 1 review
Akilli Yasama Sanati (2012) 8 copies
El heroe/El discreto/Oraculo manual (1997) 7 copies, 1 review
El comulgatorio (1977) 6 copies
Moralistas castellanos (1998) — Contributor — 5 copies
Trescientos aforismos (1999) 3 copies
Obras : selección (1983) 3 copies, 1 review
Obras 2 copies
OBRAS COMPLETAS (1944) 2 copies
Obras completas (2023) 2 copies
El político (2014) 2 copies
Der Held 2 copies
L'eroe. Il saggio (1987) 2 copies
The Art of Worldly Wisdom (2019) 2 copies
El criticón 1 copy
Sanctuary Meditations (2013) 1 copy
El político Don Fernando (1985) 1 copy, 1 review
El criticon (1975) 1 copy, 1 review
Il saggio 1 copy
℗L'℗eroe (2008) 1 copy
DISCRETO, EL (SC315) (2013) 1 copy

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In un mondo sempre più piccolo e globalizzato, la riscoperta del pensiero breve attraverso gli aforismi può servire per leggere al meglio una realtà fatta di tante verità, quante sono le sue facce. Basta la rilettura di un “oraculo” come quello scritto nel seicento dallo scrittore spagnolo Baltasar Graciàn per aiutarci a gestire la caotica vita digitale moderna? Penso di sì, questi aforismi lo provano.

L'oracolo (dal latino oraculum) era un essere o un ente considerato fonte di show more saggi consigli o di profezie, un'autorità infallibile, solitamente di natura spirituale. Il titolo completo del libro in spagnolo è: “Oraculo manual y arte de prudencia”. Il suo autore, un gesuita spagnolo che fa brillare questa sua opera di intelligenza “machiaveliana”, per il suo sapere pragmatico, quanto mai moderno e originale.

Trecento aforismi che affrontano i problemi della quotidianità dell’esistenza e che a distanza di tanti anni, mantengono la loro naturale sottigliezza morale, tanto ammirata anche da Friedrich Nietzsche e Arthur Schopenhauer. Ho deciso di tradurre gli aforismi dell’ “oracolo” dalla versione inglese raggruppando i post su Google in una apposita cartella.

Ho detto “intelligenza machiavelliana”, il che vuol dire qualcosa che non ha nulla di “machiavellico” o “machiavellismo”, nè tanto meno di “cinico”, come qualcuno potrebbe pensare. Nella sua visione della condizione umana, il gesuita spagnolo Baltasar Graciàn scrive un libro di comportamenti strategici rivolti al sapere, al comportamento e alla ricerca del valore etico della vita. L’obiettivo è quello che mettere in condizione chi legge di saper muoversi sulle strade del mondo, per conquistarsi un posto con dignità ed onore.

Trecento aforismi, campioni di scrittura per un pensiero breve, affatto superficiale. Tutti gli aforismi, come si sa, sono essenza di pensiero condensato e come tale vanno letti lentamente ed in profondità. Tutto il libro ruota intorno ad una visione dualistica della vita, intesa come lotta tra l’essere e l’apparire. Allora, come oggi, in Spagna come altrove, apparenza e realtà continuano a sfidarsi sulla nostra pelle.

Tra sostanza e immagine, Graciàn consiglia di “fare, ma anche apparire”. Siamo tutti “pecorelle” tra “volpi”, innocenti colombe, facili preda di astuti serpenti. Dobbiamo saper governare noi stessi nei confronti di queste realtà esistenti. Dobbiamo saper dimostrare quello che siamo, non quello che altri vorrebbero che noi fossimo.

Ma chi era Baltasar Graciàn ? (1601-1658). Certamente non un cinico. Fu uno spagnolo e un gesuita che credeva nella perfettibilità dell’essere umano e nella sua capacità di fare il bene per mezzo dell’intelletto e così trionfare sul male. Non pensate che questo prete spagnolo secentesco voglia fare qualcosa di inquisitivo. Dio non viene quasi mai nominato in questo suo libro. La perfezione alla quale pensa Graciàn non ha nulla di rivelazione religiosa, ma si basa sulla capacità dell’uomo di dominare se stesso, le sue emozioni, la sua conoscenza, il suo destino.

Fondamentale l’aforisma 251 per comprendere il senso di questo tipo di scrittura: “Usa mezzi umani come se quelli divini non esistessero; usa mezzi divini come se quelli umani non ci fossero”. C’è una chiara subordinazione dell’etica alla strategia. Per raggiungere la perfezione è necessario che ci si adatti alle circostanze. La parola chiave per comprendere nella corretta maniera la filosofia esistenziale alla quale Graciàn fa riferimento c’è il termine “ desengaño”, noi diciamo “disillusione”, “distacco”. Prendere in controllo le speranze, le illusioni e i disinganni oltre che le paure. Non si tratta di pessimismo oppure di ottimismo, ma di strategia, quella giusta maniera per far fronte alle debolezze proprie e quelle degli altri.

Ma che vita condusse Baltasar Graciàn? Di certo si può dire che non aveva un carattere facile. Una persona abbastanza difficile, come del resto sono tutti gli aragonesi. Anche se il suo “Oraculo” è un inno alla prudenza, non sempre il suo comportamento si attenne a questa norma. Fu in conflitto con il suo ordine, per avere pubblicato scritti senza il loro permesso. Se avesse obbedito, però, forse non avrebbe pubblicato i suoi aforismi e probabilmente noi oggi non conosceremmo il suo pensiero che rimane polemico, stimolante e realista nella sua brevità oltre che incisività.

Tra tesi e antitesi, ellissi e paradossi, densità di significati, giochi di parole ed altre idiosincrasie, Graciàn riesce a parlare della natura umana con intelligenza, spirito, ironia, sottigliezza e saggezza. Per lui, vivere è un’arte. Le strategie estetiche corrispondono a quelle morali. Lui è sempre in collegamento con il lettore, con lui gioca come a carte, lo tiene in sospeso, non gli si concede, non vuole adularlo, usa l’aforisma che non gli impone un sistema, un ordine, una scaletta narrante. Si presentano alla mente del lettore in maniera caotica, disordinatamente, come del resto scorre la vita, a caso, e segue il filo dell’esperienza.

Egli scrive: “E’ facile uccidere l’uccello che vola in maniera lineare, ma non lo è con quello che vola in maniera irregolare”. Così sono i suoi aforismi. Questo non significa che il libro è caotico. Il suo approccio è piuttosto dialettico, perciò contraddittorio, perchè i casi della vita sono, appunto, tali, contraddittori e complementari. Un frammento ci indica come manovrare, un altro come difendersi.

La brevità ha un valore strategico. Sembra quasi anticipare la comunicazione moderna nella sua dinamicità provocatoria ed imprevedibile. Dei trecento aforismi, l’ultimo mi pare il più illuminante ed anche spiazzante: “In una parola, detto in breve: sii un santo. Questo è quanto.” Trecento aforismi per diventare santi: parola di un gesuita, di un realista o di un cinico? Rileggetevi Machiavelli e forse capirete.
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In un mondo sempre più piccolo e globalizzato, la riscoperta del pensiero breve attraverso gli aforismi può servire per leggere al meglio una realtà fatta di tante verità, quante sono le sue facce. Basta la rilettura di un “oraculo” come quello scritto nel seicento dallo scrittore spagnolo Baltasar Graciàn per aiutarci a gestire la caotica vita digitale moderna? Penso di sì, questi aforismi lo provano.

L'oracolo (dal latino oraculum) era un essere o un ente considerato fonte di show more saggi consigli o di profezie, un'autorità infallibile, solitamente di natura spirituale. Il titolo completo del libro in spagnolo è: “Oraculo manual y arte de prudencia”. Il suo autore, un gesuita spagnolo che fa brillare questa sua opera di intelligenza “machiaveliana”, per il suo sapere pragmatico, quanto mai moderno e originale.

Trecento aforismi che affrontano i problemi della quotidianità dell’esistenza e che a distanza di tanti anni, mantengono la loro naturale sottigliezza morale, tanto ammirata anche da Friedrich Nietzsche e Arthur Schopenhauer. Ho deciso di tradurre gli aforismi dell’ “oracolo” dalla versione inglese raggruppando i post su Google in una apposita cartella.

Ho detto “intelligenza machiavelliana”, il che vuol dire qualcosa che non ha nulla di “machiavellico” o “machiavellismo”, nè tanto meno di “cinico”, come qualcuno potrebbe pensare. Nella sua visione della condizione umana, il gesuita spagnolo Baltasar Graciàn scrive un libro di comportamenti strategici rivolti al sapere, al comportamento e alla ricerca del valore etico della vita. L’obiettivo è quello che mettere in condizione chi legge di saper muoversi sulle strade del mondo, per conquistarsi un posto con dignità ed onore.

Trecento aforismi, campioni di scrittura per un pensiero breve, affatto superficiale. Tutti gli aforismi, come si sa, sono essenza di pensiero condensato e come tale vanno letti lentamente ed in profondità. Tutto il libro ruota intorno ad una visione dualistica della vita, intesa come lotta tra l’essere e l’apparire. Allora, come oggi, in Spagna come altrove, apparenza e realtà continuano a sfidarsi sulla nostra pelle.

Tra sostanza e immagine, Graciàn consiglia di “fare, ma anche apparire”. Siamo tutti “pecorelle” tra “volpi”, innocenti colombe, facili preda di astuti serpenti. Dobbiamo saper governare noi stessi nei confronti di queste realtà esistenti. Dobbiamo saper dimostrare quello che siamo, non quello che altri vorrebbero che noi fossimo.

Ma chi era Baltasar Graciàn ? (1601-1658). Certamente non un cinico. Fu uno spagnolo e un gesuita che credeva nella perfettibilità dell’essere umano e nella sua capacità di fare il bene per mezzo dell’intelletto e così trionfare sul male. Non pensate che questo prete spagnolo secentesco voglia fare qualcosa di inquisitivo. Dio non viene quasi mai nominato in questo suo libro. La perfezione alla quale pensa Graciàn non ha nulla di rivelazione religiosa, ma si basa sulla capacità dell’uomo di dominare se stesso, le sue emozioni, la sua conoscenza, il suo destino.

Fondamentale l’aforisma 251 per comprendere il senso di questo tipo di scrittura: “Usa mezzi umani come se quelli divini non esistessero; usa mezzi divini come se quelli umani non ci fossero”. C’è una chiara subordinazione dell’etica alla strategia. Per raggiungere la perfezione è necessario che ci si adatti alle circostanze. La parola chiave per comprendere nella corretta maniera la filosofia esistenziale alla quale Graciàn fa riferimento c’è il termine “ desengaño”, noi diciamo “disillusione”, “distacco”. Prendere in controllo le speranze, le illusioni e i disinganni oltre che le paure. Non si tratta di pessimismo oppure di ottimismo, ma di strategia, quella giusta maniera per far fronte alle debolezze proprie e quelle degli altri.

Ma che vita condusse Baltasar Graciàn? Di certo si può dire che non aveva un carattere facile. Una persona abbastanza difficile, come del resto sono tutti gli aragonesi. Anche se il suo “Oraculo” è un inno alla prudenza, non sempre il suo comportamento si attenne a questa norma. Fu in conflitto con il suo ordine, per avere pubblicato scritti senza il loro permesso. Se avesse obbedito, però, forse non avrebbe pubblicato i suoi aforismi e probabilmente noi oggi non conosceremmo il suo pensiero che rimane polemico, stimolante e realista nella sua brevità oltre che incisività.

Tra tesi e antitesi, ellissi e paradossi, densità di significati, giochi di parole ed altre idiosincrasie, Graciàn riesce a parlare della natura umana con intelligenza, spirito, ironia, sottigliezza e saggezza. Per lui, vivere è un’arte. Le strategie estetiche corrispondono a quelle morali. Lui è sempre in collegamento con il lettore, con lui gioca come a carte, lo tiene in sospeso, non gli si concede, non vuole adularlo, usa l’aforisma che non gli impone un sistema, un ordine, una scaletta narrante. Si presentano alla mente del lettore in maniera caotica, disordinatamente, come del resto scorre la vita, a caso, e segue il filo dell’esperienza.

Egli scrive: “E’ facile uccidere l’uccello che vola in maniera lineare, ma non lo è con quello che vola in maniera irregolare”. Così sono i suoi aforismi. Questo non significa che il libro è caotico. Il suo approccio è piuttosto dialettico, perciò contraddittorio, perchè i casi della vita sono, appunto, tali, contraddittori e complementari. Un frammento ci indica come manovrare, un altro come difendersi.

La brevità ha un valore strategico. Sembra quasi anticipare la comunicazione moderna nella sua dinamicità provocatoria ed imprevedibile. Dei trecento aforismi, l’ultimo mi pare il più illuminante ed anche spiazzante: “In una parola, detto in breve: sii un santo. Questo è quanto.” Trecento aforismi per diventare santi: parola di un gesuita, di un realista o di un cinico? Rileggetevi Machiavelli e forse capirete
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Little collection of bits of advice -- all about a paragraph long, not really related or organized, necessarily. Some good advice here, but the why is often left out. I do not want to be all things to all people, for instance. On my first read through, I kept thinking that as I was not trying to take over the world or be elected to anything, I didn't need much of this advice. But scanning over it again to write this review, I like it more. I can imagine a book of advice like this tucked into show more the pocket of Hilary Mantel's Thomas Cromwell, until it was memorized and absorbed. show less
In un mondo sempre più piccolo e globalizzato, la riscoperta del pensiero breve attraverso gli aforismi può servire per leggere al meglio una realtà fatta di tante verità, quante sono le sue facce. Basta la rilettura di un “oraculo” come quello scritto nel seicento dallo scrittore spagnolo Baltasar Graciàn per aiutarci a gestire la caotica vita digitale moderna? Penso di sì, questi aforismi lo provano.

L'oracolo (dal latino oraculum) era un essere o un ente considerato fonte di show more saggi consigli o di profezie, un'autorità infallibile, solitamente di natura spirituale. Il titolo completo del libro in spagnolo è: “Oraculo manual y arte de prudencia”. Il suo autore, un gesuita spagnolo che fa brillare questa sua opera di intelligenza “machiaveliana”, per il suo sapere pragmatico, quanto mai moderno e originale.

Trecento aforismi che affrontano i problemi della quotidianità dell’esistenza e che a distanza di tanti anni, mantengono la loro naturale sottigliezza morale, tanto ammirata anche da Friedrich Nietzsche e Arthur Schopenhauer. Ho deciso di tradurre gli aforismi dell’ “oracolo” dalla versione inglese raggruppando i post su Google in una apposita cartella.

Ho detto “intelligenza machiavelliana”, il che vuol dire qualcosa che non ha nulla di “machiavellico” o “machiavellismo”, nè tanto meno di “cinico”, come qualcuno potrebbe pensare. Nella sua visione della condizione umana, il gesuita spagnolo Baltasar Graciàn scrive un libro di comportamenti strategici rivolti al sapere, al comportamento e alla ricerca del valore etico della vita. L’obiettivo è quello che mettere in condizione chi legge di saper muoversi sulle strade del mondo, per conquistarsi un posto con dignità ed onore.

Trecento aforismi, campioni di scrittura per un pensiero breve, affatto superficiale. Tutti gli aforismi, come si sa, sono essenza di pensiero condensato e come tale vanno letti lentamente ed in profondità. Tutto il libro ruota intorno ad una visione dualistica della vita, intesa come lotta tra l’essere e l’apparire. Allora, come oggi, in Spagna come altrove, apparenza e realtà continuano a sfidarsi sulla nostra pelle.

Tra sostanza e immagine, Graciàn consiglia di “fare, ma anche apparire”. Siamo tutti “pecorelle” tra “volpi”, innocenti colombe, facili preda di astuti serpenti. Dobbiamo saper governare noi stessi nei confronti di queste realtà esistenti. Dobbiamo saper dimostrare quello che siamo, non quello che altri vorrebbero che noi fossimo.

Ma chi era Baltasar Graciàn ? (1601-1658). Certamente non un cinico. Fu uno spagnolo e un gesuita che credeva nella perfettibilità dell’essere umano e nella sua capacità di fare il bene per mezzo dell’intelletto e così trionfare sul male. Non pensate che questo prete spagnolo secentesco voglia fare qualcosa di inquisitivo. Dio non viene quasi mai nominato in questo suo libro. La perfezione alla quale pensa Graciàn non ha nulla di rivelazione religiosa, ma si basa sulla capacità dell’uomo di dominare se stesso, le sue emozioni, la sua conoscenza, il suo destino.

Fondamentale l’aforisma 251 per comprendere il senso di questo tipo di scrittura: “Usa mezzi umani come se quelli divini non esistessero; usa mezzi divini come se quelli umani non ci fossero”. C’è una chiara subordinazione dell’etica alla strategia. Per raggiungere la perfezione è necessario che ci si adatti alle circostanze. La parola chiave per comprendere nella corretta maniera la filosofia esistenziale alla quale Graciàn fa riferimento c’è il termine “ desengaño”, noi diciamo “disillusione”, “distacco”. Prendere in controllo le speranze, le illusioni e i disinganni oltre che le paure. Non si tratta di pessimismo oppure di ottimismo, ma di strategia, quella giusta maniera per far fronte alle debolezze proprie e quelle degli altri.

Ma che vita condusse Baltasar Graciàn? Di certo si può dire che non aveva un carattere facile. Una persona abbastanza difficile, come del resto sono tutti gli aragonesi. Anche se il suo “Oraculo” è un inno alla prudenza, non sempre il suo comportamento si attenne a questa norma. Fu in conflitto con il suo ordine, per avere pubblicato scritti senza il loro permesso. Se avesse obbedito, però, forse non avrebbe pubblicato i suoi aforismi e probabilmente noi oggi non conosceremmo il suo pensiero che rimane polemico, stimolante e realista nella sua brevità oltre che incisività.

Tra tesi e antitesi, ellissi e paradossi, densità di significati, giochi di parole ed altre idiosincrasie, Graciàn riesce a parlare della natura umana con intelligenza, spirito, ironia, sottigliezza e saggezza. Per lui, vivere è un’arte. Le strategie estetiche corrispondono a quelle morali. Lui è sempre in collegamento con il lettore, con lui gioca come a carte, lo tiene in sospeso, non gli si concede, non vuole adularlo, usa l’aforisma che non gli impone un sistema, un ordine, una scaletta narrante. Si presentano alla mente del lettore in maniera caotica, disordinatamente, come del resto scorre la vita, a caso, e segue il filo dell’esperienza.

Egli scrive: “E’ facile uccidere l’uccello che vola in maniera lineare, ma non lo è con quello che vola in maniera irregolare”. Così sono i suoi aforismi. Questo non significa che il libro è caotico. Il suo approccio è piuttosto dialettico, perciò contraddittorio, perchè i casi della vita sono, appunto, tali, contraddittori e complementari. Un frammento ci indica come manovrare, un altro come difendersi.

La brevità ha un valore strategico. Sembra quasi anticipare la comunicazione moderna nella sua dinamicità provocatoria ed imprevedibile. Dei trecento aforismi, l’ultimo mi pare il più illuminante ed anche spiazzante: “In una parola, detto in breve: sii un santo. Questo è quanto.” Trecento aforismi per diventare santi: parola di un gesuita, di un realista o di un cinico? Rileggetevi Machiavelli e forse capirete.
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